HOME    |     BIO    |     MAIL     |     BLOG

Sezione: Articoli

Lucifera: la bellezza della diavola
Data: 21/12/05

E' una cosa che può capitare un po' a qualunque opera di narrativa. Anzi, pensandoci bene, può capitare (e capita) a tutte le opere d'arte in generale, che siano di narrativa oppure no: con il passare del tempo, muta il modo in cui sono considerate. Per esempio, può succedere che i film realizzati da un comico molto popolare vengano ritenuti a lungo robaccia per poi venire rivalutati solo molto tempo dopo. E può succedere che i quadri di un grande pittore - o i lavori di un musicista, o gli scritti di un talentuoso romanziere sconosciuto - vengano notati e acquistino valore solo dopo la morte dell'artista. Allo stesso modo, e qui anticipiamo un po' il punto, fumetti mai neanche presi in considerazione al loro apparire diventano oggetto di studio e di analisi a qualche decennio di distanza. I fumetti "neri" alla Diabolik, per esempio, oppure (ed ecco che ci avviciniamo sempre più) i fumetti erotici degli anni '70.
Lo so, sembrano constatazioni banali - e anzi, diciamola tutta, lo sono sicuramente - ma se uno si sofferma a pensarci, è un fenomeno interessante. Dopotutto, l'opera in questione è sempre la stessa. Come era nel momento in cui è stata pubblicata, così è ancora (magari, nel caso di un fumetto, con pagine un po' ingiallite). Quello che è cambiato è il mondo circostante. E' lo sguardo di chi legge.
Ci sono molti fumetti che hanno compiuto un percorso di questo tipo. Di uno di questi ho deciso di parlare più diffusamente, dedicandogli questo articolo. Si tratta di un fumetto per il quale ho una simpatia tutta particolare. Il fumetto dell'amante del demonio, della diavola. Lucifera.



L'albo a fumetti è nella mia mano. E' Lucifera n. 109, "Son fatta donna", del febbraio 1977. In copertina, Lucifera nuda, di spalle, a colloquio con un Satana che l'ascolta assorto, in una posizione simile a quella del Pensatore di Rodin. Non una copertina particolarmente bella, ma... efficace. Sì, efficace. Non male. La guardo affascinato. Tra venti secondi lascerò cadere il fumetto sul divano, accanto a me, e mi alzerò. L'albo è già lì, sul divano, venti secondi nel futuro. E io mi sto alzando. Nel futuro. Tra... quindici secondi adesso.
E' ancora nella mia mano. L'ho trovato dieci mesi fa nel garage di uno che arrotonda commerciando in fumetti usati. E' ancora lì, molti mesi nel mio passato, in uno scatolone chiuso da tempo. Nel buio. E' qui, oggi, nella mia mano, in piena luce.
E' il 5 aprile 2003: sono a casa mia, sul comodo sofà del salotto. E' il 5 giugno 2002: sono nel garage del mio amico, e sto vedendo l'albo per la prima volta... Aprile 2003. Di nuovo. Sul sofà. Ora sono stanco di fissare il fumetto come un idiota. Apro le dita, lo lascio cadere sul divano, accanto a me, e mi alzo.
Accidenti... stasera mi sento proprio strano. Cercate di non farci caso, amici. Dev'essere colpa di tutto l'alcool che ho mandato giù. Un paio di Manhattan...

Un po' di info sul fumetto.
La serie di Lucifera è composta di 170 albi, il primo dei quali datato ottobre 1971, l'ultimo agosto 1980. Formato tascabile, vale a dire, per chi non lo sapesse, che aveva mediamente due vignette per pagina e un centinaio di pagine per numero. Editore: l'Ediperiodici di Giorgio Cavedon, uno dei due colossi di questo settore dell'editoria fumettistica italiana dell'epoca. Periodicità: quattordicinale per la maggior parte della serie... ma era mensile all'inizio, per i primi venticinque numeri, e torna tale verso la fine, per gli ultimi venticinque (toh, che curiosa simmetria!). Uno dei classici tascabili erotici italiani, tipico prodotto originale del nostro paese e di cui non esiste uguale nel resto del mondo, la cui diffusione nelle nostre edicole era enorme negli anni '70 e che scompaiono poi quasi completamente nel corso degli anni '80.
La serie originale conta 170 albi, come già detto, ai quali vanno aggiunti alcuni episodi apparsi negli anni '70 all'interno della collana EP Doppio. Ristampe? Ce n'è stata una uscita tra il 1977 e l'82, nei 64 numeri della collana cronologica Lucifera Collezione, sempre dell'Ediperiodici, che presenta due episodi per volta e ripropone quindi circa due terzi di tutto il materiale a disposizione. Un'altra ristampa varata diversi anni più tardi, nel 1992, non supererà le cinque uscite.
I disegni sono di un maestro riconosciuto del genere, Leone Frollo, per i primi quindici numeri, e di un altro grande, che molti purtroppo considerano riduttivamente come un semplice sostituto di Frollo, il bravo e prolifico Tito Marchioro, per la quasi totalità dei restanti. Fanno eccezione una manciata di episodi sparsi disegnati dallo Studio Origa e da altri, evidentemente per dare modo al povero Marchioro di respirare un po'. Autore dei testi (sebbene il personaggio sia stato creato da Giorgio Cavedon, probabilmente insieme a Renzo Barbieri) il misterioso Rubino Ventura, pseudonimo dietro il quale ha scelto a suo tempo di nascondersi il talentuoso sceneggiatore di una quantità sterminata di albi di questo fortunatissimo filone, e la cui vera identità a tutt'oggi risulta non svelata.
"Dal cupo medioevo, la leggenda di una femmina diabolica".
Un piccolo grande cult, pieno di humour, orrore, azione e divertimento, con tirature e vendite che al giorno d'oggi qualunque nuovo prodotto fumettistico nostrano - con l'ovvia eccezione dei fumetti targati Disney e dei Bonelli - può solo sognarsi.

Al giorno d'oggi, dicevo. Anno 2003. Tutti infatti sappiamo in che condizioni versa oggi il mercato del nostro media preferito. Ma in quegli anni le cose stavano ben diversamente...

Anni '70. Un mondo diverso... Guerre in Medio oriente, crisi petrolifera, Nixon in Cina, referendum sul divorzio, terrorismo, i Bee Gees alla radio. In TV, Mike Bongiorno... In edicola, grandi quantità di fumetti di ogni tipo. I supereroi, le riviste del fumetti d'autore, il fumetto umoristico, i Disney, i Bonelli, il fumetto francese... e gli albi tascabili erotici, che, a valanghe (letteralmente, si parla di migliaia di titoli) invadono le edicole. In questo periodo, in cui molti dei fumetti in circolazione vendono quantità di copie che al giorno d'oggi farebbero girare la testa a qualunque operatore del settore, anche il filone erotico mette insieme cifre da non disprezzare. Ci sono diverse testate che superano tranquillamente le centomila copie, con un pubblico di giovani ingenui (ingenui, sì: provate a rileggere le pagine della posta di quegli albi e ditemi se non vi viene tenerezza) e fedelissimi che tutti i mesi compra la sua razione di avventura osé nascondendo l'albo nella tasca del cappotto. A nessuno - neppure, con ogni probabilità, a questi affezionati lettori - passa nemmeno lontanamente per la testa che questi albi possano avere un valore che vada al di là di quello più superficiale.
Fine anni '80. Craxi al potere, guerra in Medio oriente, Reagan, Bush, Gorbaciov, danza la fame nel mondo un tragico rondò. Alla radio, la musica di Prince. In TV, Mike Bongiorno... Molte meno testate a fumetti in edicola. Decolla Dylan Dog, e Lupo Alberto gli fa compagnia, ma c'è poco altro di cui rallegrarsi. I peccaminosi albi dell'Ediperiodici, dell'Edifumetto e dei loro concorrenti subiscono un tracollo. Spariscono dalle edicole, per cominciare a invadere le bancarelle dell'usato. Appaiono i primi collezionisti...
Fine anni '90, e anni Duemila. Bush, Putin, Chirac, Berlusca, Saddam. Terrorismo. Guerra in Medio oriente. Economia che zoppica. Contestazioni no-global. Internet... Caspita, la new economy! Alla radio, la musica di Eninem. In TV... oh, cazzo.
Intanto, sempre meno fumetti in edicola, e sempre più fumetterie al posto delle edicole. Trasformazioni. Gli albi erotici come Lucifera e Zora cominciano a sparire dalla bancarelle, per finire invece nei negozi di collezionismo. Alcune serie diventano ricercatissime, altre restano giustamente ignorate. Gli albi di Lucifera entrano nella rosa dei più ambiti. Non è infrequente trovarli in vendita a tre o quattro euro l'uno (anche se, con un po' di fortuna, è ancora possibile trovarli a meno...)
Dopo alcuni pioneristici tentativi di coraggiosi solitari, la critica comincia a parlare di questi fumetti sempre trascurati.

Questo breve riepilogo mi attraversa la mente mentre, sempre nel salotto di casa mia, dopo essermi lasciato il divano alle spalle, mi avvicino a una finestra per dare un'occhiata fuori, attraverso il vetro. Scosto la tenda. Guardo.
E' sera tardi. E' già buio. Il cielo è terso e limpido, senza una nuvola. Riesco perfino a vedere le stelle... Ma non mi lascio ingannare: a soli cinque minuti nel futuro, piove. Io lo vedo. Così come vedo me stesso, un minuto e mezzo fa, seduto sul divano, che tengo in mano l'albo. E mi vedo, in cucina, un minuto e mezzo tra, mentre un bicchiere pieno d'acqua, dal quale sto bevendo, mi scivola di mano e si infrange rumorosamente per terra... facendomi imprecare: "Al diavolo!"

Il diavolo...
Lucifera è un demonio fatto donna, una figlia dell'inferno mandata da Satana sulla Terra, nel bel mezzo dell'oscuro Medioevo, a seminare il male. Un compito, bisogna dirlo, al quale si dedica con scrupolo e dedizione ammirevoli... e con successo quasi immancabile. Il modo principale che Lucifera sceglie per servire il suo oscuro padrone è la guerra contro la cristianità tutta e soprattutto contro le armate di Carlo Magno, comandate dal prode paladino Orlando. Ella si allea di volta in volta con i musulmani, con i Sassoni, con i Longobardi... con chiunque possa aiutarla a sconfiggere i cristianissimi Franchi o a nuocer loro in qualche modo. I suoi alleati sono nobili, forti, valorosi, spesso più civili dei Franchi. L'arabo Ibn el-Arabi, il sassone Vitichindo, il normanno Olaf... e tanti altri. Tutti grandi guerrieri degni di ammirazione, con i quali Lucifera stringe alleanze profonde... anche - ehm - a livello personale, com'è facile intuire. I Franchi, invece, sono la quintessenza della goffaggine e dell'ipocrisia, la somma di tutti i difetti e le debolezze di questo mondo. Carlo Magno è un tiranno finto benevolo. Pubblicamente un sant'uomo... ma in privato rivela una natura ben più spregevole. Disinvolto assassino e crudele despota, che non esita a fare torturare e uccidere i suoi prigionieri, o addirittura a sacrificare i suoi stessi sudditi, pur di ottenere gli scopi che desidera. In una serie di episodi, rimasto vedovo, e bisognoso di sfogare le proprie (ehm) "esigenze maschili", non esita ad abusare con la forza del suo paladino Orlando (sic!). Quest'ultimo, un pavido grassone le cui vittorie in battaglia sono dovute unicamente alle capacità soprannaturali della sua spada Durlindana, dotata di volontà propria, non sa ribellarsi al suo sovrano. Dopo una serie di ridicole disavventure in guerra, giungerà a una tragica e alquanto ingloriosa fine.
Ed ecco sistemati i due grandi condottieri. E poi preti, nobildonne, mercenari, popolani comuni, tutti, tutti, rivelano lati oscuri nascosti dietro la ben ostentata moralità cristiana.
E tutti, prima o poi, Lucifera seduce, manipola, tradisce crudelmente. O meglio, tutti a parte uno, il giovane e biondo dottor Faust (sì, proprio il Faust di Goethe - o quasi), campione del bene e della luce del quale, per un bizzarro capriccio del destino, Lucifera si è - infelicemente - innamorata!

Adesso mi è venuta sete. Esco dal salotto e percorro il corridoio di casa, diretto verso la cucina...
Tra trenta secondi, il mio bicchiere che casca a terra. Il vetro che vola in mille pezzi. E le schegge che si spargono su tutto il pavimento della stanza, alcune anche sotto i mobili. "Al diavolo!". Questo, tra trenta secondi. Tre minuti fa, invece, sono ancora sul divano, e sto lasciando cadere l'albo della mia beniamina. Tre minuti e venti secondi fa, sto tenendo in mano quello stesso albo, e lo guardo affascinato.
Nel futuro, tra non molto, mi affaccio sul balcone. Guardo la pioggia che comincia a cadere. Sempre nel futuro, ma poco prima, avvicinandomi alla conclusione dell'articolo, nomino un altro fumetto... e alcuni di voi lettori, aggrottando la fronte con perplessità, si chiedono: "Ma questo che c'entra?".
Ebbene sì, riesco a vedere anche voi, voi lettori. Vi vedo. Tutti quanti.
Cazzo, siete in quattro. Oh, beh...

Dove eravamo rimasti? Ah, già. Chiaramente, l'albo di cui stiamo parlando, per quanto originale e per certi versi brillante, non è esente da difetti. Non scambiate il tono di divertito apprezzamento utilizzato fin qui per esaltazione acritica. I difetti ci sono, non dimentichiamo che si tratta di un prodotto realizzato con grande velocità (era quattordicinale, ricordate?) e per un pubblico che tutti consideravano "di bocca buona". Ci sono cadute sia per quanto riguarda i disegni che per i testi.
Disegni: sotto questo aspetto è impossibile non notare prima di tutto che gli episodi non disegnati da Marchioro o da Frollo sono francamente di bassissimo livello. Disegni approssimativi, veloci. Niente a che vedere con i lavori dei due Maestri, ai quali il lettore è abituato. Grande è la delusione dell'appassionato, quando, trovando albi di Lucifera in vendita su qualche bancarella, scopre che si tratta proprio di episodi disegnati dal supplente di turno.
In aggiunta a ciò, bisogna dire purtroppo che a volte anche lo stesso Marchioro mostra difficoltà nel reggere i ritmi che la periodicità impone...
Per quanto riguarda i testi, sono evidenti le occasionali crisi di idee (a livello di soggetto) che ogni tanto colgono lo scrittore e che finiscono con il diventare croniche negli ultimi - diciamo - quaranta numeri. Altro punto debole sono i siparietti erotici, non sempre ben riusciti... anche se questo, tutto sommato, è un difetto comune in una certa misura a tutte le serie erotiche "di lungo corso": inevitabile che l'obbligo di ideare necessariamente nuove situazioni erotiche ad ogni nuova uscita dell'albo finisca con il creare qualche problema all'autore.
Tasto dolentissimo, infine, sono le deprimenti sequenze ambientate all'inferno. Fidatevi, sono deprimenti davvero. Sono da dimenticare il più in fretta possibile specialmente le più sciagurate, quelle in cui appare il diavoletto-checca Belfigor... un personaggio di un'idiozia impressionante, con gag tali da far cascare le... uhmm, le braccia. L'ingrediente più debole, a mio parere, di tutta la serie.
Tuttavia, tutti questi difetti (alcuni dei quali, lo ripeto, erano appannaggio di tutte le serie di questo genere popolare) sono ampiamente controbilanciati, in Lucifera, dai fattori positivi. La giocosità e l'intelligenza delle vicende, l'affascinante e splendida caratterizzazione della protagonista dai capelli corvini... e, a ben vedere, tutto un insospettabile sottotesto di temi niente affatto banali rendono molto piacevole la lettura.
Davvero. Leggere per credere.

Entro in cucina. Mi verso un bicchier d'acqua. Getto uno sguardo verso la finestra. Il cielo comincia a rannuvolarsi. Come previsto, presto pioverà. Bevo con piacere la mia acqua. Poi, tenendo accuratamente il bicchiere con entrambe le mani, lo poso con attenzione al centro esatto del tavolo... e mi allontano in tutta tranquillità.
Eh eh, mi avevate preso per scemo, vero?

Un detrattore dei tascabili erotici potrebbe dire a questo punto che quanto sostenuto in questo articolo è un classico esempio di rivalutazione modaiola e finto-intellettualistica del trash, e che come tale non è il caso che gli si presti fede più di tanto. I fumetti del particolarissimo filone editoriale cui appartiene la serie, potrebbe continuare l'ipotetico detrattore, possono in realtà essere tutti tranquillamente ignorati. Chiunque abbia preso in mano anche solo una volta questi ignobili prodotti sa benissimo che cosa ci si può trovare: umorismo da caserma, volgarità a ogni pié sospinto e trame esili e inafferrabili che sono puri pretesti per luuuuunghe sequenze porno. Che fumetti di questo genere possano essere considerati degni della sia pur minima considerazione è francamente incredibile, concluderebbe.
Su quest'ultimo punto il detrattore avrebbe ragione. Fumetti come quelli descritti non varrebbero la pena di essere letti. Ed è vero che molti, forse moltissimi, tascabili sexy erano proprio così.
Ma... (è il caso di dirlo?) ...non tutti.
Per quel che riguarda quelli realizzati nel corso degli anni '80, ebbene, sì, nella stragrande maggioranza sono abbastanza rispondenti all'impietosa descrizione, e assolutamente dimenticabili... ma quelli dei '70... beh, quelli sono tutt'un'altra storia. Barbieri e Cavedon (e concorrenti minori) non sempre hanno spinto l'acceleratore sugli ingredienti sbagliati, e prodotto fumetti scadenti: negli anni '70 lavoravano in maniera ben diversa, e sapevano offrire al lettore prodotti molto meno superficiali.
Alcuni anni fa. Dò un'occhiata ai tascabili anni '80 dell'Edifumetto. Non importa quali. Forse Raimbo, o Quei due della luce rossa, o la Professionista, o Dottoressa, o... insomma, do un'occhiata.
Agh. Trame inesistenti, testi da lobotomia, personaggi i cui ruoli si distinguono solo per la frequenza dei rispettivi smutandamenti. Da mettersi le mani nei capelli. Vagonate di "Uooooooohhhhhh! Ti sto trapanando tuttahhhh!" sono, in fatto di dialoghi, il massimo (quasi) della creatività che ci viene ammannita.
Alcuni anni fa, più cinque minuti. I fumetti appena descritti volano fuori dalla mia finestra.
Inutile dire che qui il detrattore avrebbe avuto ragione.
Giugno 2002. Leggo i miei primi Lucifera. E qui trovo qualcosa di diverso, qualcosa di molto diverso. Per comodità del lettore, proverò a proporre, senza mediazioni, un piccolo esempio di dialogo tratto direttamente da un albo della serie (il numero 47, per la precisione).

[E' sera tardi. Un soldato si avvicina al solitario Carlo Magno che, appoggiato a un albero, scruta il cielo.]
Soldato: "Che fate, sire, ch'io vi vedo così ispirato?"
Carlo Magno [alzando gli occhi verso la luna alta nel cielo]: "Guardo la bionda febea levar alta nel cielo la sua rotonda pienezza."
Soldato: "Che superba immagine poetica. Degna della grandezza vostra, o mirabile signore dei Franchi!"
Carlo Magno: "Invero i corpi celesti ispirano la mia vena modesta..."
Soldato: "Modesta? Vi fate torto, cristianissimo re! Oh, se tutti i tronfi piccini vedessero la vostra grandezza!"
Carlo Magno [improvvisamente stupito e spaventato, indica verso l'alto]: "Per santo Pietro nostro protettore! Guarda cosa attraversa il luminoso cerchio della luna!"
[Un drago alato con Lucifera in groppa sta solcando il cielo.]
Soldato: "Dio ci assista! Questa è opera di stregoneria!"

Mica male, no? Qui il detrattore senz'altro avrebbe avuto torto. E' evidente. I testi, a differenza di quelli degli squallidi albi porno "ginecologici" che imperano nel decennio successivo, sono intelligenti, articolati, fantasiosi, spregiudicati. Il dialogo appena riprodotto, in particolare, è uno dei tanti indizi della personalità ironica, ricca di fantasia e di umorismo di Rubino Ventura, che si segnala di nuovo come uno che sa molto bene cosa sta facendo e lo fa con gusto e divertimento.
Il lirismo di queste poche battute, infatti, non solo è per così dire "colto", ma non è lì per caso. Il suo scopo è ottenere (e lo fa con successo) un esilarante effetto comico attraverso il contrasto con le situazioni incredibilmente grottesche e assurde che si incontrano poche pagine dopo, nel prosieguo dello stesso racconto.
Sempre giugno 2002. Mentre faccio la conoscenza di questi albi, penso vagamente che potrei scriverci un articolo, a proposito della serie. Forse, rimugino, un articolo sul newsgroup it.arti.fumetti... Ma no, no, sarebbe troppo folle perfino per me.
Ancora non so che un giorno sarò nella temeraria squadra di ProGlo.

Novembre 2002. Leggo per la prima volta Watchmen di Moore/Gibbons. "E questo che c'entra?", direte voi. Oh, niente... Firulì, firulà...

Ho nominato le situazioni "grottesche e assurde" che spesso si susseguono nel fumetto. E' vero, ce ne sono molte: Lucifera abbonda di cose di questo genere. Ci sono scene crude, follie di ogni tipo, volgarità e sequenze condite di battute e doppi sensi volti a suscitare una risata grassa e ben poco intellettuale. Per alcuni forse sono ingredienti sgradevoli... ma a parer mio non rovinano affatto il fascino bizzarro di questa lettura. Certo, l'ipotetico detrattore che già abbiamo incontrato, potrebbe dire che, nonostante tutte le mie farneticazioni, questi ingredienti non certo "alti" squalificano definitivamente tutto il discorso.
Eppure...
Anno 1998. Leggo i miei primi volumi di Preacher, di Ennis/Dillon. Anche qui c'e' grottesco in abbondanza, scene "forti", battute non raffinatissime, personaggi folli e fuori dalle righe. E' sufficiente ripensare a tutto ciò che accade al personaggio di Starr per rendersi conto di cosa intendo dire. Ricordate? Oppure, a Facciadiculo (già il nome dice tutto). O allo scagnozzo di Starr che è stato evirato e che riceve l'incarico (in "L'orgoglio d'America") di tenere a bada Cassidy a suon di fucilate. I monologhi deliranti di questo scagnozzo...
Il punto è: pensiamo forse che Preacher sia meno capolavoro solo perché ci sono le parolacce? No, certo che no. Peccheremmo di superficialità. E' ben altro quello che si deve guardare per valutare come si deve il valore di un'opera. Negare il valore di Preacher, o di qualunque altro prodotto dell'ingegno umano, solo su questa base sarebbe assurdo.
Avete notato? Di qualunque altro prodotto, ho detto. Compresa (fatte tutte quante le debite proporzioni) Lucifera.

Di nuovo in salotto, esco sul balcone a prendere il fresco. Il cielo è ormai coperto. Soffia il vento. Cominciano a cadere le prime gocce.
Cade la pioggia sulla città notturna.



Top
Homepage
Elenco letture

SONO ANCHE QUI:
  
ULTIMI INSERIMENTI
CERCA NEL SITO
VARIE...
Valid HTML 4.01 Transitional




































































































  
Sito creato e accudito da Marco "Gray Mouser" Guasti. Template by Marco Guasti / Interspire. Online dal 19/12/2005. - Admin