L'ombra del federale #1 Data: 21/12/05
Estate 1942. Un'estate crudelmente, assurdamente calda, in cui il calore del sole colpisce senza pietà e senza distinzioni. Sotto quel tremendo calore, l'anima stessa sembra liquefarsi e rendere appiccicosi gli abiti. Per le strade, un'umanità sofferente cammina in fretta, cercando anche la più piccola, benedetta oasi di frescura. Occhi esasperati scrutano sempre più spesso le colonnine di mercurio dei termometri, nella speranza di scorgere anche solo un minimo miglioramento... ma invano. Sì, è un'estate molto calda, questa dell'anno 1942. Per tutti. O meglio, per quasi tutti. Quei pochi privilegiati che possono godere della benedizione di un ventilatore o della disponibilità di bibite fresche, riescono a sopportare meglio l'infernale calvario. Anche se, in verità, non tutti tra questi fortunati si meritano un tale prezioso sollievo. Anzi, molti di loro sono proprio tra le persone che, in un mondo più giusto, meno meriterebbero un trattamento di riguardo.
Per esempio Salvatore 'Lucky' Luciano, che, seduto nella sua comoda poltrona in una cella del carcere di Great Meadow, a Comstock, New York, può, in questo momento, leggere tranquillamente un libro, mentre un rinfrescante ventilatore lavora accanto a lui e una bibita ghiacciata si trova a portata della sua mano. Proprio così. La cella in cui vive ormai da alcuni mesi è un paradiso confortevole, rispetto a ciò che si trova all'esterno. Lucky Luciano. Pochi riconoscerebbero in questo tranquillo quarantacinquenne uno dei più sanguinari protagonisti della storia del crimine organizzato degli Stati Uniti. O, come scriverà un giorno il settimanale 'Time' , 'il più grande fuorilegge del XX secolo'. L'uomo che ha inventato il traffico di droga. L'uomo che, arrivato dalla Sicilia con il nome di Salvatore Lucania, a dieci anni di età già aveva messo in piedi il suo primo racket, estorcendo denaro ai suoi coetanei in cambio di "protezione". Che a venticinque anni, dopo essersi fatto strada attraverso più sangue e allucinante violenza di quanto la persona comune osi immaginare, già era un boss in grado di competere con i più grandi. Che a trentacinque anni era ormai l'indiscusso e onnipotente capo dei capi. ...E che prima dei quaranta si trovava dietro le sbarre, con addosso una terribile condanna che andava dai trenta ai cinquanta anni di prigione. Fino a poco tempo fa, sembrava che ogni suo futuro degno di questo nome fosse stato azzerato da questa condanna... ma, di recente, ci sono stati sviluppi interessanti. La guerra che viene combattuta in questi giorni in Europa ha cambiato tutto. Hitler e le potenze dell'Asse stanno dando alle forze alleate più filo da torcere del previsto, e queste hanno scoperto di aver disperatamente bisogno di aiuto. Qualunque genere di aiuto, da qualunque parte provenga: da Dio o dal diavolo, dal paradiso o dall'inferno, indifferentemente. ...Perfino dalla mafia stessa. Così, un impensabile patto è stato segretamente stipulato, in cui da una parte c'è il governo degli Stati Uniti... e dall'altra le temibili forze del crimine organizzato. Queste ultime, rappresentate proprio da Lucky, in cambio di certe contropartite si sono impegnate a fare la loro parte in molti modi. Ripuliranno i porti statunitensi dalle spie e dai sabotatori nazisti che li infestano, presteranno servizi di spionaggio nel territorio nemico, aiuteranno a preparare lo sbarco in Sicilia che si sta pianificando... e forniranno tutti gli altri contributi, più o meno sporchi, che saranno in grado di fornire. E' proprio in virtù di questo patto che Lucky ha ottenuto ciò che ha attualmente: una cella con tutti i lussi, una serie di privilegi negati a qualunque altro prigioniero, compresa la possibilità di ottenere compagnia femminile quando la desidera, e una certa libertà di comunicare con l'esterno. E forse, chissà, un giorno... perfino la scarcerazione.
- Salvatore... - lo chiama una guardia dal corridoio, appena oltre le sbarre che si trovano alla sinistra della poltrona. Interrompendo la sua lettura, Luciano alza lo sguardo sull'uomo. Quest'ultimo gli passa un foglio di carta ripiegato. Poi, avendo compiuto la sua missione e non essendoci bisogno di altre parole, fa un cenno di saluto e se ne va lungo il deserto corridoio.
Luciano apre il foglio e legge il messaggio a lui destinato. E il respiro gli si mozza di colpo. Spalanca gli occhi, rileggendo più e più volte le parole sotto il suo naso, quasi sperando che per qualche magia possano scomparire per essere sostituite da altre. Poi, arrendendosi alla cruda realtà, accartoccia il foglio nella sua mano stretta a pugno e digrigna i denti. - Cristo! - esclama.
Anna Rucinsky siede in un bar di New York. 26 anni, polacca di nascita ma statunitense d'adozione, lavora tutte le mattine come impiegata in uno studio notarile non lontano da lì. Tutti i suoi pomeriggi sono liberi e lei, che vive sola e non conosce nessuno, li passa solitamente seduta ai tavolini di questo o di altri bar simili, con dehors che si affacciano sulla strada, a leggere libri e a guardare la gente che passa. A volte qualche bellimbusto si ferma per attaccare bottone... ma lei li liquida tutti con poche frasi sbrigative. Magra e delicata, lunghi capelli neri, pelle di seta e occhi azzurri, è, timida e silenziosa, e si crede (a torto) del tutto insignificante. E’ assolutamente convinta che mai un uomo potrebbe provare per lei vero interesse. Per lei è un sollievo quando, alla fine, lo scornato romeo di turno finisce per l'andarsene, lasciandola finalmente di nuovo sola . Sola. Dietro i suoi occhiali. Sola con la folla. Con centinaia di volti anonimi che le passano davanti per pochi secondi e la maggior parte dei quali non rivedrà più. La folla. Uno spettacolo che l'affascina da sempre. Dietro ciascuno di quei volti, pensa Anna, si nascondono chissà quali pensieri, quali tragedie, quali gioie, tristezze, progetti, rimpianti, sentimenti, grandezze, meschinità... Sì. Perché questo è il segreto della giovane impiegata: la passione per le storie. Lei ama scrivere. Non ha un racconto chiuso in un cassetto: ne ha armadi pieni. Il suo sogno è di essere, un giorno, pubblicata e letta... anche da pochi, ma comunque letta. Per il momento, in verità, non ha ancora pubblicato niente, solo qualche articolo su un piccolo giornale diretto da un suo connazionale. Ma non per questo smette di sognare. E, per esercitare la sua fantasia, da qualche tempo ha preso l'abitudine di osservare la gente, gli sconosciuti. E di fantasticare sui pensieri, le idee, le motivazioni e le vicende delle persone su cui concentra la sua attenzione. Non sempre ha il tempo di studiare a fondo coloro che trova più interessanti, o che in qualche modo solleticano la sua fantasia. In genere ha a disposizione solo pochi minuti: il tempo che la persona osservata impiega per sostenere con qualcuno, davanti a lei, una breve conversazione, o per aspettare l'autobus, o per guardare le vetrine dei negozi. Troppo poco, purtroppo. Certe volte, però, la fortuna le viene incontro, e le dà occasione di osservare più a lungo l'oggetto del suo occasionale interesse. Ecco. Le sue preghiere sono esaudite. Qualcuno si siede a un tavolino del suo stesso bar. è un uomo piccolo, sui quarant'anni, dall'aspetto comune e trasandato. Si toglie il cappello, lo posa sul tavolino e si deterge il sudore dalla fronte con un fazzoletto. Cercando di non farsi notare lei lo scruta con occhio da esperta, con un interesse quasi scientifico. Non può immaginare che questa sua scelta spensierata la condurrà a incontrare, in quella stessa giornata, il sangue e la morte.
Gli abiti che l'uomo indossa sono di buona fattura, ma stropicciati, tenuti addosso troppo a lungo. Le scarpe avrebbero come minimo bisogno di una lucidatina. Il colletto della camicia è slacciato, la cravatta allentata. A quanto pare, chiunque sia la moglie di costui (ha la fede, è sposato) non si preoccupa molto dell'aspetto di suo marito. Il suo sguardo è cupo, amaro. Sembra non guardare niente e nessuno in particolare, ed essere tutto preso da un qualche serio e schiacciante problema. Forse, pensa Anna cercando di immaginare la sua storia, ha delle difficoltà sul lavoro. Sì. Sì, ha compiuto degli errori, il suo rendimento è calato, un superiore lo ha preso di mira e non lo lascia in pace. Magari ha scoperto che stanno per licenziarlo e non sa come tornare a casa a dirlo a sua moglie. Sua moglie... Continuando il suo piccolo gioco innocuo, Anna cerca di figurarsi questa donna. Potrebbe... sì, potrebbe essere una donna molto grassa, prepotente, che tiranneggia il povero, sfortunato mingherlino che ha fatto l'errore di sposarla. Lo comanda a bacchetta, lo rimprovera aspramente per ogni sciocchezza. Poveretto. Anna prova un'improvviso moto di compassione per il personaggio che ha creato da sola in questi pochi minuti. Poi, la bibita che l'uomo ordina gli viene portata. Ed è a questo punto, mentre lo osserva sollevare il bicchiere, che Anna, raggelata, si accorge di qualcosa che contraddice radicalmente tutte le sue speculazioni... e che al contempo le fa correre un improvviso brivido freddo lungo la schiena. Da sotto la giacca dell'uomo, spunta il calcio di una pistola. Una pistola. D'improvviso, l'innocuo piccolo uomo assume agli occhi dell'ingenua ragazza un'aria molto più sinistra e inquietante. Armato!, si ripete Anna, sconcertata. è armato! è la prima volta in vita sua che vede un'arma così da vicino. E ora si chiede freneticamente cosa bisogna fare in questi casi. Mentre lei ancora riflette, l'uomo misterioso finisce la bibita, si alza, si rimette il cappello e lascia alcune monete sul tavolo. Ma, prima di andar via, fa qualcosa che sconvolge ancora di più la giovane impiegata. Le lancia un'occhiata. In realtà, è soltanto un'occhiata casuale, vuota, senza interesse... ma è più che sufficiente per farle accelerare freneticamente i battiti del cuore nel petto, farle distogliere precipitosamente lo sguardo, e farle desiderare di poter sparire sottoterra all'istante. Si sarà accorto che lei lo stava guardando? Impossibile dirlo. Poi, senza dire una parola, né dando alcun segno di averla notata davvero, l'uomo se ne va.
Mentre la ragazza lo guarda allontanarsi, e sparire lentamente in mezzo alla folla, una voce gentile le si rivolge. - Tutto bene, signorina?, - E' il cameriere, un uomo alto, magro, con un viso cavallino, i capelli ormai ingrigiti e modi pieni di cortesia. - Siete impallidita... - fa, mostrando sincera preoccupazione. - Sto bene, grazie. - risponde Anna, cercando di fare un sorriso convincente e pregando che il cuore che ha preso a battere all'impazzata per lo spavento si tranquillizzi al più presto. - Non vi preoccupate. Sto bene. è solo...
- Sì?
- è quell'uomo. Casualmente mi sono accorta... che porta una pistola! Ho paura che stia progettando qualcosa di brutto. - Il suo sguardo guizza incerto sul volto dell'uomo. - Non pensa che forse dovremmo chiamare la polizia?
- Come? - Il cameriere guarda stupefatto nella direzione in cui lo sconosciuto si è incamminato. è ancora lì, poco distante, di spalle, e sta aspettando il momento giusto per attraversare la strada percorsa da automobili. L'uomo si lascia scappare una breve risata, mandando ancora più in confusione la povera Anna. Poi fa: - Vi chiedo scusa, signorina. Non ho potuto resistere.
"Vedete, quello non è per niente un malintenzionato. Al contrario, è uno degli uomini più onesti che io abbia mai conosciuto. è un poliziotto. Un federale. Una specie di eroe, perfino. Non c'è nulla da temere." E' il turno di Anna, adesso, di guardare l'ignaro individuo e dire con incredulità: - ...Come? - Fidatevi. Io lo conosco. Viene qui spesso.
"E' italiano. Nato in Sicilia. La sua famiglia è morta laggiù quando era un ragazzo, così è venuto tutto solo in America ed è diventato un federale. Ma, appunto, come dicevo, non un federale qualunque! è quello che ha preso Al Capone. E Guzik, Karpis, Luciano... è riuscito a sbarazzarci di Dillinger, Bonnie e Clyde, 'Mitragliatrice' Kelly, Zetmert, Turrussa, 'Dutch' Shultz, 'Baby Face' Nelson, i Parker, Garbo... e non so quanti altri spaventosi delinquenti. Ha fatto più cose lui di tutti i suoi colleghi dell'FBI messi assieme. Ha salvato più vite lui di mille Superman. "E' un grande uomo. Il migliore di tutti." Guarda ancora una volta. Il federale ha ormai attraversato la strada e sta adesso camminando sull'altro lato... dirigendosi, a sua stessa insaputa, verso un sanguinoso appuntamento con il destino. "Sì," ripete il cameriere, "un grande uomo."
"Si chiama Savarese."
[fine prima parte - continua]
DISCLAIMER: Savarese è un personaggio di Robin Wood e Domingo Mandrafina. Le sue avventure sono edite in Italia dall'Eura Editoriale S.p.A. Questa è una fanfiction senza alcuno scopo di lucro. L'autore non intende violare nessun copyright.
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