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Sezione: For fans only

L'ombra del federale #2
Data: 21/12/05

John Savarese cammina da solo sotto l'afoso sole estivo. Il suo appartamento - vuoto, da quando ha affidato la bambina a una famiglia perché se ne occupi - lo aspetta. Una volta arrivato, si preparerà con calma un pasto solitario e lo consumerà, come d'abitudine, in cieco silenzio.
Abitudine. Questa è la parola chiave della sua vita, negli ultimi mesi. Da quando a sua moglie è successo quello che è successo, e la vita ha cominciato a sembrargli nient'altro che un susseguirsi di tragedie, miserie e inutilità, è come se nel piccolo ma leggendario federale ogni scintilla di vita si fosse spenta. Si trascina senza emozione, senza passione, senza scopo. Non prova più nulla. Cammina al sole, ma neppure sente il calore che colpisce il suo viso. Cammina, ed è a malapena cosciente delle persone che incrocia. Cammina, senza espressione. Cammina. Per abitudine.
L'unico frammento di esistenza che ancora lo fa sentire vivo è il suo lavoro. Ogni giorno, nel suo ufficio dell'FBI, passa ore e ore senza fine a setacciare tutte le informazioni che arrivano alla sua attenzione. Implacabile, infaticabile, sempre immerso in un'attività tanto disperata quanto inquietante, nulla sfugge al "vampiro siciliano" (così hanno iniziato a chiamarlo i suoi colleghi). In questo preciso momento, saprebbe dire esattamente quali attività la mafia ha in corso nel porto, quali gli affari tollerabili, quali quelli non tollerabili, quali quelli legati all'accordo mafia-governo contro i nazisti. Sa cosa, e in che modo, si può provare, e cosa no. Sa che un carico di droga è in arrivo dal Canada, ma che non può essere fermato. Sa della serie di omicidi insoluti a Wall Street, e conosce tutti gli indizi rilevati dalla scientifica. Sa che due killer italiani, Salvatore "Cravatte" Orsi e Vito "Dentidoro" Turitto, si trovano adesso a New York, ma non sa né chi li ha ingaggiati né quale sia il loro bersaglio. Conosce particolari che a nessun altro, all'FBI, è mai neanche passato per la mente di controllare. Saprebbe recitare le intere biografie di tutte le persone indiziate nei casi sotto esame, e di mille altre ancora.
Ma non sa nemmeno se ha caldo o freddo.

- Signor Savarese... - una voce di donna, esitante, alle sue spalle.
Il federale si riscuote a fatica, costretto a riemergere dalle spettrali profondità dell'anima. - Sì? - risponde, riuscendo a sembrare cortese. - Posso esserle utile, signorina...? - Una ragazza molto giovane, e molto timida. è carina, ma non sa di esserlo, oppure fa di tutto per nasconderlo.
- Mi chiamo Anna. Anna Rucinsky. Io... spero che non mi giudicherete male per tutto questo... Vi giuro che non ho l'abitudine di fermare uomini per strada...
Lui sorride. - Non vi preoccupate per questo.
- ...Io so chi siete, signor Savarese. So che siete una persona importante, un uomo coraggioso e ricco di meriti. E... ecco, vi sarei molto grata se mi permetteste di intervistarvi.
Lui l'osserva battendo le palpebre un paio di volte, prima di rispondere: - Intervistarmi? Quindi siete una giornalista?
- Solo saltuariamente... - fa lei, occhi bassi. - Lavoro per un piccolo giornale, il Madison. Ogni tanto ha pubblicato qualche mio piccolo articolo.
- E vorreste intervistarmi.
- Sì. Sarebbe solo una breve chiacchierata, non vi farei perdere troppo tempo. Ma per me sarebbe comunque una grande cosa. Vi prego...
- Temo di dover rifiutare, signorina. Credetemi, sarebbe un'intervista molto noiosa. Nonostante tutte le fantasie eccitanti che si raccontano in giro sul nostro lavoro, quelli come me non fanno altro che stare tra le scartoffie per quasi tutto il tempo. Ricordo a malapena l'ultima volta in cui ho preso in mano la mia pistola. E non era nemmeno per lavoro: dovevo convincere un gatto a scendere dall'albero.
- Ma...
- Ora devo salutarvi. Perdonatemi... - Savarese si tocca la tesa del cappello a mò di saluto, si gira e se ne va per la sua strada. Alle sue spalle, Anna lo guarda andarsene, delusa e indecisa sul da farsi. Poi, dopo qualche secondo, decide di non potersi arrendere così.
E cerca di raggiungerlo di nuovo.



Intorno, il sole continua a bagnare di luce spietata la strada. L'asfalto, il cemento e la pietra sopportano senza fatica il caldo, mentre sopra, dentro, ed intorno gli esseri umani si ostinano a vivere la loro assurda vita.
Alcuni ragazzini sporchi e schiamazzanti passano sul marciapiede, pedalando spericolatamente in bicicletta. Una signora affacciata alla finestra di casa, al secondo piano di un palazzo, parla a voce alta con un'amica che si trova giù in strada. Entrambe sono incuranti del fatto che la loro conversazione sia di dominio pubblico. Un vecchio passa bofonchiando qualcosa su un torto patito.
Un innocuo ragazzo alto e magrissimo cammina in direzione opposta a Savarese, pensando ai suoi problemi. è Herb Taylor, il classico secchione imbranato sempre preso in giro dai compagni di classe. Consegna pizze a domicilio per pagarsi gli studi, ha pochi amici e poca fortuna con le ragazze. Stamattina ha chiesto alla ragazza dei suoi sogni, la capricciosa Barbara, di uscire con lui... e ha ottenuto in risposta un secco no. Una cruda delusione amorosa, ferita troppo fresca per il suo giovane cuore.
Herb non può ancora immaginarlo, ma domani Barbara vedrà la sua foto sul giornale. E qualcosa cambierà.

Non è il cervello a mettere in guardia Savarese. Non è il ragionamento. E' lo stomaco, l'intuizione, l'istinto. Quello sviluppato nel corso di lunghi anni di violenza in questa stessa città e in altre ugualmente sanguinose, e che più volte gli ha salvato la vita. Quello che lo fa diffidare delle auto parcheggiate e ferme ma con il motore tenuto acceso senza motivo. Proprio... proprio come quell'auto in attesa sull'altro lato della strada.
Vede la macchina e ne osserva i due immobili occupanti. Quasi senza pensarci, automaticamente, studia il loro aspetto e il loro atteggiamento. Ed è allora che accade. Proprio mentre il federale sta guardando, l'uomo seduto sul sedile posteriore fa un sorriso nervoso, getta via la sigaretta che stava fumando e fa il gesto di sollevare, con entrambe le mani, un oggetto posato sul sedile.
L'uomo ha due denti d'oro.
Un fiammante lampo di adrenalina. - TUTTI A TERRA! - grida Savarese con tutto il fiato che ha in corpo, gettandosi dietro il primo riparo che trova. Una frazione di secondo dopo, la mitragliatrice impugnata da Vito "Dentidoro" Turitto fa sentire la sua orrenda e cacofonica voce, e un torrente di proiettili colpisce il muro accanto al quale il federale si era trovato.
La scarica dura un'eternità, mentre il panico divampa e assordanti urla di orrore riempiono la strada. I passanti terrorizzati quasi inciampano gli uni sugli altri, nel precipitoso tentativo di mettersi in salvo. Il luogo si svuota in pochissimi istanti.
Poi, "Dentidoro" Turitto e "Cravatte" Orsi scendono dalla loro automobile, sbattendo le portiere.
Oltre ai due assassini, nella strada, sono adesso presenti soltanto altre tre sagome umane. Una è quella di Savarese che, accovacciato dietro un'automobile, impugna la sua pistola. Il cuore gli batte come un tamburo nel petto. Dunque, riflette, era lui il bersaglio per colpire il quale i due killer italiani erano stati fatti arrivare a New York. Per un breve istante prova un assurdo, incongruo senso di soddisfazione, al pensiero che una domanda sulla quale si era arrovellato per qualche tempo ha infine trovato una risposta. Ma altre domande subito si affacciano. Una sopra a tutte: chi mai può essere stato tanto pazzo da aver dato l'ordine di uccidere un federale? Lo sanno tutti, che incorrere nell'ira dell'FBI è un suicidio.
La seconda sagoma rimasta sul posto è quella di Anna Rucinsky. Tremante, anche lei accovacciata dietro il primo riparo che ha trovato, si trova a una decina di metri di distanza da Savarese. Stava raccogliendo il coraggio per parlargli un'altra volta quando l'inferno si è scatenato. E ora è intrappolata lì.
La terza sagoma è quella di Herb Taylor. Il suo corpo è steso per terra, a metà strada tra Anna e Savarese. Quest'ultimo può solo vedere la schiena del ragazzo... e la pozza di sangue troppo, troppo orribilmente grande che si sta allargando sotto il suo cadavere. Sì, domani la bella Barbara leggerà il nome di Herb sul giornale, e verserà un fiume di lacrime per lui. Ma il ragazzo non ne trarrà alcun giovamento. Né da questo né da nient'altro. Mai più.
Una nuova sventagliata di pallottole. - SAVARESE! - grida "Dentidoro", in italiano: - VIENI FUORI, BASTARDO! Ti dobbiamo AMMAZZARE!
Non è un invito molto convincente. Ma Savarese si sente in un certo senso in dovere di rispondere, se non altro per cortesia. Anche lui con la lingua del suo paese: - Vieni a prendermi tu, porco, se ne sei CAPACE! - E, per rafforzare il suo messaggio, spara un paio di colpi in direzione dei due delinquenti. Lo fa un po' alla cieca, frettolosamente, non osando sporgersi troppo né troppo a lungo dal suo rifugio.
Inutile. I suoi colpi vanno a vuoto.
La risposta è immediata. Entrambe le mitragliatrici dei due killer cominciano a cantare follemente. I finestrini dell'auto dietro la quale Savarese si ripara vengono praticamente polverizzati nel giro di pochi secondi. Una cascata di pezzi di vetro investe il federale, che si para il viso con un braccio. Lo specchietto dell'automobile si frantuma anch'esso e cade, le parti alte dei sedili si sbrindellano, la carrozzeria si riempie di buchi e ammaccature. Dall'altro lato della macchina, Savarese ha l'impressione di riuscire a a sentire, uno per uno, i suoni prodotti dalle pallottole che colpiscono. Assomiglia a quello prodotto dai chicchi di grandine durante i peggiori temporali.
I due killer, sempre sparando, cominciano ad avvicinarsi all'automobile, e alla loro vittima.
Poi, "Dentidoro" viene colpito alla testa da un mattone.

A partire dal momento in cui è stato esploso il primo colpo, Anna Rucinsky non ha più smesso di tremare. La brutalità a cui sta assistendo è più di quanto sia mai stata preparata a tollerare. Mentre il rumore incessante delle armi la raggiunge, e i suoi occhi non riescono a staccarsi dal corpo di quel povero ragazzo, la giovane impiegata si deve mordere le nocche delle dita per non urlare. Le lacrime stanno reclamando il loro diritto a sgorgare dagli occhi.
Come può una cosa del genere accadere realmente? Come può una giornata normale, piena di quotidianità, di piccoli problemi e di tranquille certezze, essere stravolta d'improvviso e trasformata in un tale incubo agghiacciante, di sangue, di buchi nei corpi e di urla di terrore?
La morte non dovrebbe essere così, pensa Anna, fissando il corpo di Herb Taylor. Non dovrebbe strapparti via dall'esistenza senza degnarti di un'occhiata, non dovrebbe essere indifferente, né spazzarti via così... senza darti almeno l'opportunità di combattere.
Ed ecco che, d'un tratto, la paura inaspettatamente svanisce, per lasciare in lei il posto a un'emozione altrettanto incontrollabile: la rabbia. E un desiderio di giustizia, di liberazione dal male, talmente prepotente da mozzare il fiato.
Senza più preoccuparsi di trattenere le lacrime, improvvisamente determinata e lucida come mai prima nella sua vita, Anna afferra il primo oggetto pesante che trova (un mattone, da un carrello carico abbandonato lì da qualche muratore in fuga precipitosa dalla tragedia), lo soppesa freddamente...
E poi lo scaglia verso uno dei due assassini.

- TU... PUTTANA... - sbraita Turitto barcollando, gli occhi sgranati e la tempia sanguinante, e subito dopo rivolge la sua arma verso la ragazza.
Questa per Savarese è un'occasione insperata. Approfittando della temporanea distrazione di entrambi i killer (anche "Cravatte" Orsi è stato colto di sorpresa) punta la pistola e rapidamente fa fuoco. Una, due, tre volte. L'arma scalcia selvaggiamente nella sua mano, e tuona nel suo orecchio. Una, due, tre volte. Cuore, cuore, testa. Il corpo di "Dentidoro" Turitto, già morto prima ancora che si sia spenta l'eco degli spari, piomba a terra all'indietro, gorgogliando orribilmente. La terza pallottola ha colpito la sua faccia. I suoi famosi denti d'oro verranno trovati solo domattina, con attaccato un pezzettino di gengiva, a una ventina di metri dal punto in cui giace ora il cadavere.
Un istante di silenzio attonito, irreale, rotto solo dal tonfo del corpo che cade. Savarese torna a nascondersi dietro l'automobile, chiedendosi se sarebbe stato possibile, in quella frazione di secondo, sbarazzarsi anche dell'altro assassino. La risposta è no, naturalmente.
Poi Salvatore "Cravatte" Orsi inizia a gridare, come un'anima in pena. - HAI UCCISO VITO! FIGLIO DI PUTTANA, HAI UCCISO VITO! - E ricomincia a sparare. Follemente, selvaggiamente, quasi insensatamente, contro l'automobile che protegge il suo bersaglio. - LA PAGHERAI! - E, a larghi passi, continuando a fare fuoco come un demonio, attraversa la strada verso Savarese.



Los Angeles.
Tra flash di fotografi, sorrisi brillanti, e abiti che costano quanto automobili, la crema dell'alta società hollywoodiana è presente a uno degli ambiti party della contessa Dorothy DiFrasso.
Fra gli altri, non può mancare Benjamin "Bugsy" Siegel, l'affascinante nuovo "bello" dell'alta società, sul cui rapporto con la non meno attraente padrona di casa corrono molte voci. Sì, Ben Siegel, giovane, biondo, bello, elegante e con gli occhi azzurri, è la nuova star del bel mondo, le cui foto si trovano sempre sulle pagine dei giornali e il cui nome è sulla bocca di tutti.
Ma "Bugsy" ("scarafaggio", un odioso soprannome che lui odia ferocemente) è molto più di questo. è uno dei più feroci gangster che abbiano mai infestato gli Stati Uniti. Selvaggio, crudele, dalle imprese ineguagliabili, è stato uno dei più precoci assassini nella storia del crimine organizzato. Oggi è uno degli uomini di più alto livello nell'aristocrazia di quel mondo, alla stessa stregua di Meyer Lansky, Frank Costello, Albert Anastasia, Lucky Luciano, Vito Genovese e pochi altri. Di recente, su incarico di Meyer Lansky, si è interessato di una località chiamata Las Vegas. Sembra essere il posto ideale per mettere in piedi un'attività basata sul gioco d'azzardo. Molto promettente.
Bisognerà pensarci. Sì... pensarci.
Nel frattempo, altre cose richiedono la sua attenzione più immediata. Stringe la mano a George Raft, saluta Clark Gable. E Jean Harlow, sempre con un sorriso per lui.
Poi lancia uno sguardo all'orologio. Oramai a New York sarà tutto finito, pensa.
E il suo sorriso si allarga, davanti all'ennesimo flash di un fotografo.



[fine seconda parte - continua]

DISCLAIMER: Savarese è un personaggio di Robin Wood e Domingo Mandrafina. Le sue avventure sono edite in Italia dall'EuraEditoriale S.p.A. Questa è una fanfiction senza alcuno scopo di lucro. L'autore non intende violare nessun copyright.



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